La vicenda di Eric Rudolph, terrorista americano responsabile dell’attentato al Centennial Olympic Park di Atlanta nel 1996 e di altri attacchi tra Georgia e Alabama: le vittime, la caccia dell’FBI e la condanna all’ergastolo.
Il nome di Eric Robert Rudolph è legato a una delle più grandi cacce all’uomo nella storia recente degli Stati Uniti. La notte del 27 luglio 1996, durante le Olimpiadi di Atlanta, una bomba esplose al Centennial Olympic Park, dove migliaia di persone stavano assistendo a concerti e celebrazioni legate ai Giochi. L’attacco uccise Alice Hawthorne e ferì più di cento persone; il cameraman Melih Uzunyol morì per un infarto mentre correva verso il luogo dell’esplosione.
All’inizio, l’attenzione pubblica si concentrò ingiustamente su Richard Jewell, la guardia di sicurezza che aveva individuato lo zaino sospetto e contribuito a far allontanare molte persone. Jewell passò da eroe a sospettato mediatico, prima di essere completamente scagionato. Il vero responsabile, Rudolph, sarebbe emerso solo più tardi.

Eric Robert Rudolph: le bombe tra Atlanta e Birmingham
Rudolph non colpì una sola volta. Tra il 1996 e il 1998 fu responsabile di una serie di attentati: il parco olimpico di Atlanta, una clinica per interruzioni di gravidanza nell’area di Atlanta, il locale Otherside Lounge, frequentato dalla comunità lesbica, e infine la clinica New Woman All Women di Birmingham, in Alabama.
L’attacco di Birmingham, il 29 gennaio 1998, uccise l’agente di polizia Robert Sanderson e ferì gravemente l’infermiera Emily Lyons. Le bombe erano costruite per provocare il massimo danno possibile, spesso con chiodi o frammenti metallici pensati per colpire chiunque si trovasse nelle vicinanze.
Il movente rivendicato da Rudolph era ideologico: posizioni antiabortiste, ostilità verso il governo federale e odio contro la comunità omosessuale. Per questo il suo caso viene inquadrato come terrorismo interno, non come semplice criminalità comune.
La latitanza nei boschi e la condanna all’ergastolo
Dopo l’identificazione, Rudolph riuscì a nascondersi per anni nelle montagne del North Carolina, sopravvivendo nei boschi e sfuggendo a una vasta operazione dell’FBI. Entrò nella lista dei Ten Most Wanted Fugitives e divenne il volto di una fuga quasi leggendaria, durata fino al 31 maggio 2003, quando venne arrestato a Murphy, in North Carolina, dopo essere stato sorpreso mentre rovistava vicino a un cassonetto.
Nel 2005, per evitare la pena di morte, Rudolph accettò di dichiararsi colpevole per gli attentati. Fornì anche informazioni su esplosivi nascosti nelle montagne. Fu condannato a più ergastoli senza possibilità di libertà condizionale.
La storia di Eric Rudolph resta quella di un terrorista capace di colpire eventi pubblici, luoghi di cura e spazi simbolici, lasciando vittime, feriti e paure profonde. Ma resta anche la storia di un errore mediatico enorme: quello che trasformò per mesi Richard Jewell, l’uomo che aveva aiutato a salvare vite, nel sospettato sbagliato.